Quattro giorni in Val di Fassa in compagnia del vescovo Erio Castellucci per il Servizio di Pastorale giovanile

IL CAMMINO DEI GIOVANI PRENDE QUOTA

Cieli nuovi e Terra nuova, la bellezza delle Dolomiti e della fraternità per iniziare nel modo migliore l’anno. Tanti ragazzi, provenienti da tutta la diocesi, hanno passato i giorni dal 2 al 5 gennaio a Campestrin, in Val di Fassa, insieme al vescovo Erio Cstellucci e a diversi sacerdoti modenesi. Giorni preziosi e unici, vissuti fra camminate, sciate, momenti di divertimento ma anche una profonda riflessione su questa Terra e sulla vita dopo la morte.

«Gli esseri umani – ha detto, tra le altre cose, il vescovo – hanno intuito la possibilità di una vita dopo la morte già dalla preistoria, quando hanno iniziato a seppellire i defunti e a creare opere come le pitture rupestri. La scoperta dell’autocoscienza e la scoperta della morte nascono insieme: la morte ci interpella e ci costringe a dare un senso anche alla no- stra vita. Le strade sono due: o accettiamo la proposta atea di vivere nella completa assurdità o scegliamo l’interpretazione della fede. Essa non è chiarezza assoluta di tutto ma tutto ciò che ha a che fare con il senso della mia vita richiede un salto di fiducia, non sono le evidenze a cambiare la nostra vita. E se togliamo Dio dall’orizzonte della storia essa ci appare come qualcosa di profondamente ingiusto».

Di qui, inevitabile il passaggio all’aldilà. «Inserisco il purgatorio – ha spiegato Castellucci – nella categoria dell’incontro, come un luogo in cui lo sguardo di Dio ci purificherà rendendoci consapevoli di quanto non siamo riusciti a rispondere al suo amore. A fare la differenza per la salvezza non sarà solo la fede ma anche e soprattutto la carità: la fede ha la funzione del carburante, ma il viaggio lo fa la carità». Anche il mondo in cui viviamo è però un giardino che dobbiamo curare con amore e responsabilità. «L’ecologia è, letteralmente, mettere ordine nella nostra casa, e ce n’è un grande bisogno, anche perché ecologia ed economia sono strettamente collegate: la trascuratezza nella cura del creato provoca danni soprattutto ai più poveri. Per secoli gli uomini hanno considerato la Terra come una cava, da cui estrarre risorse naturali a non finire; poi come una cassa con cui fare enormi profitti. Solo ultimamente ci si sta rendendo veramente conto che essa è, prima di tutto, una casa comune per tutti gli uomini. E questa è la visione che troviamo nella Bibbia e che come cristiani dobbiamo fare nostra».

Tra i giovani che hanno partecipato all’esperienza si respirano entusiasmo e gioia. «Abbiamo trascorso momenti indimenticabili e affrontato grandi imprese – racconta Matteo Madrigali della parrocchia di Maranello –: tra sciate, escursioni e passeggiate, i legami che ci uniscono si sono rinsaldati sempre più. Le catechesi del vescovo Erio hanno scandito le attività, inaugurando le nostre giornate: i temi toccati, spazianti dal Giudizio finale alla responsabilità umana nei riguardi del Creato, ci hanno stimolati e sono stati arricchiti dallo splendido panorama delle Dolomiti. Questa è stata la mia prima esperienza vacanziera con la Pastorale giovanile; quando il 5 gennaio siamo ritornati a Modena, mi sono chiesto: “Perché non avevo mai partecipato a campi come questo?”. Il clima che si respirava era di accoglienza ed inclusione: mi sono sentito da subito a casa ».

«Questi quattro giorni in Val di Fassa sono stati davvero speciali – spiega Lorenzo Cuoghi, della parrocchia dello Spirito Santo e membro dell’equipe di pastorale giovanile diocesana –. Mentre il nostro vescovo ci parlava del Paradiso rispondendo alle nostre domande sull’aldilà, abbiamo goduto del Paradiso in Terra camminando sui sentieri delle Dolomiti. Ciascuno di noi ha potuto vivere queste giornate facendo nuove amicizie e conoscendo ragazzi di altre parrocchie, fino creare un gruppo “diocesano” in grado di camminare insieme, sia nella Parola che sui sentieri. Questo è stato possibile grazie al Vescovo e ad altri cinque sacerdoti che ci hanno guidato con attenzione in un’esperienza che sicuramente ricorderemo, sia per quanto imparato nelle catechesi sia per quanto imparato dall’esperienza di fraternità con i ragazzi della nostra diocesi: questo stile di vita cristiana, vissuto in un luogo incantevole, ci ha permesso di assaggiare la bellezza del Paradiso».